Il sindaco Petracca incontra la cittadinanza

In diretta dal centro ricreativo La Cornula, il sindaco di Castrignano del Capo , Francesco Petracca, incontra la cittadinanza

Castrignano del Capo (LE) 21/12/2025


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Una risposta a “Il sindaco Petracca incontra la cittadinanza”

  1. IL SINDACO FRANCESCO PETRACCA ED IL SUO EGO INGUARIBILE E AFFAMATO ESPONE DA SOLO E NON SI RENDE CONTO CHE APPARE COME UN POVERETTO CHE VIENE DAL SECOLO SCORSO, QUI UN PRIMO MIO INTERVENTO AL MOMENTO.

    1. Impianto generale del discorso: autocelebrazione e autorappresentazione

    Il discorso del sindaco è costruito interamente come narrazione autoassolutoria e autocelebrativa. Fin dall’incipit non c’è un “rendiconto alla comunità”, ma una messa in scena della propria figura politica: quattro anni difficili, quattro anni impegnativi, quattro anni di soddisfazioni. Il soggetto centrale non è il territorio, non sono i cittadini, ma “io”: la mia determinazione, le vicende che hanno toccato la mia persona, la mia capacità di resistere.

    La crisi politica non viene spiegata nel merito, ma neutralizzata: è “già stata discussa”, quindi sottratta al giudizio attuale. Questo è un passaggio classico di chiusura del dissenso: non si entra nel merito, si dichiara l’argomento esaurito per decreto narrativo.

    2. Il PNRR come scudo politico e giustificazione totale

    Il PNRR viene evocato come orizzonte salvifico e alibi politico: non si poteva far cadere l’amministrazione perché “siamo in pieno PNRR”. Qui il finanziamento non è uno strumento, ma un vincolo morale: chi critica, chi apre una crisi, chi dissente diventa implicitamente irresponsabile verso la comunità.

    Il messaggio è chiaro:

    la stabilità politica vale più del confronto democratico.

    3. La contabilità come prova di valore politico

    Quando il sindaco dice “adesso mi devo sedere perché devo leggere dei dati”, il discorso entra nella sua vera natura: una lunga elencazione di cifre. Il valore dell’amministrazione viene misurato quasi esclusivamente in euro intercettati.

    Il bilancio cresce → quindi l’amministrazione è buona.
    Le entrate aumentano → quindi l’amministrazione funziona.

    Non c’è alcuna riflessione sugli effetti sociali, sulle ricadute concrete, sulle vite delle persone. Il cittadino non è soggetto, ma unità fiscale o beneficiario astratto.

    4. Il linguaggio del potere: “le tasse si devono pagare”

    Il passaggio sulle entrate tributarie è rivelatore. Da un lato si rivendica la “rottamazione” come gesto di attenzione, dall’altro si riafferma con nettezza un principio punitivo:

    “le tasse si devono pagare, è inutile”.

    Qui emerge una visione verticale del rapporto Stato–cittadino: comprensione concessa dall’alto, obbligo imposto dal basso. Non c’è alcun riferimento a precarietà, marginalità, diseguaglianze strutturali. Il disagio sociale è ridotto a problema amministrativo.

    5. L’ossessione per l’opera, l’infrastruttura, il visibile

    Strade, fogna bianca, illuminazione, muretti a secco, mense, infissi, pavimentazioni, loculi, bagni pubblici. Il discorso è un catalogo di opere. L’azione politica viene identificata con il costruire e rifare, non con il prendersi cura.

    È una visione novecentesca e tecnocratica: se si vede, allora vale. Se non è misurabile, non esiste.

    6. Servizi sociali trattati come “progetti vetrina”

    Quando si parla di assistenza domiciliare, anziani, immigrati, inclusione, il tono resta identico a quello delle opere pubbliche. I servizi sociali non sono raccontati come relazioni, ma come progetti finanziati.

    Il cittadino fragile non ha voce. Non parla mai. Viene sempre evocato attraverso il filtro del finanziamento. Questo è esattamente lo stesso schema che si ritrova nel racconto mediatico dell’housing: il progetto prima delle persone.

    7. Assenza totale di autocritica e di limiti

    Nel discorso non esiste:

    un errore,

    una difficoltà non superata,

    un progetto fallito,

    una criticità aperta.

    Tutto è successo, tutto è riuscito, tutto è stato un successo. Questa assenza di frizione è un segnale tipico di narrazione politica difensiva, non trasparente.

    8. Il non detto: le persone come mezzo, non come fine

    Ciò che colpisce di più è ciò che manca:
    non c’è una sola frase sulla qualità della vita, sull’autonomia delle persone, sulla dignità, sulla libertà, sugli spazi privati, sulle scelte individuali.

    Le persone compaiono solo come:

    utenti,

    destinatari,

    numeri,

    beneficiari.

    Mai come soggetti che parlano.

    9. Connessione diretta con l’housing “politico”

    Questo discorso spiega perfettamente perché progetti come l’housing temporaneo vengano raccontati bene ma progettati male. Perché il criterio non è la vita concreta delle persone, ma:

    la rendicontazione,

    il finanziamento,

    la narrazione pubblica,

    la foto,

    il servizio giornalistico.

    L’housing, in questo quadro, non è uno strumento di emancipazione, ma un tassello coerente di una politica che misura tutto in denaro intercettato e consenso narrativo.

    Conclusione (netta)

    Questo non è un discorso alla comunità.
    È un bilancio politico autocelebrativo, centrato sul denaro, sui finanziamenti e sull’efficienza amministrativa, che rimuove sistematicamente la complessità umana e sociale.

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