Salento Book Festival ad Aradeo
4 Luglio @ 20:30 – 23:59
SALENTO BOOK FESTIVAL 2026
La Festa dei Libri, la Movida dei Lettori
XVI edizione
La rassegna itinerante estiva dedicata ai libri che porta scrittori e scrittrici nelle piazze di diversi comuni del Salento, diretta da Gianpiero Pisanello in collaborazione con Massimo Bernardini e Antonella Lattanzi
Sabato 4 luglio 2026
Piazzetta Ss. Annunziata – ARADEO
– ore 20:30 ANTONELLA LATTANZI, co-direttrice artistica del Salento Book Festival 2026, presenta il libro “Chiara” (Einaudi) in dialogo con ANNALENA BENINI, scrittrice, giornalista e direttrice del Salone Internazionale del Libro di Torino.
– ore 21:30 ANTONELLA LATTANZI, co-direttrice artistica del Salento Book Festival 2026, incontra DARIA BIGNARDI che presenta il libro “Nostra solitudine” (Mondadori)
Martedì 7 luglio 2026
Piazza del Popolo – SPECCHIA
– ore 20:30 CATHY LA TORRE presenta il libro “Tutte le volte che le donne” (Rizzoli)
– ore 21:30 CHIARA TAGLIAFERRI presenta il libro “Arkansas. Storia di mia figlia” (Mondadori)
Giovedì 9 luglio 2026
Chiostro del Convento S. Maria delle Grazie – LEVERANO
– ore 20:00 FABIO ZAVATTARO presenta il libro “La pace disarmata e disarmante. Papa Leone XIV. La vita e le scelte” (Il Pozzo di Giacobbe)
– ore 21:00 MASSIMO GIANNINI presenta il libro “La sciamana. Meloni, l’ultima trumpista: fenomenologia della destra illiberale” (Rizzoli)
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Daria Bignardi, Antonella Lattanzi, Annalena Benini, Cathy La Torre, Chiara Tagliaferri, Fabio Zavattaro, Massimo Giannini sono i prossimi autori protagonisti del Salento Book Festival.
Sabato 4 luglio in Piazzetta Ss. Annunziata ad ARADEO doppio appuntamento. Si parte alleore 20:30 con la co-direttrice artistica del Salento Book Festival 2026, ANTONELLA LATTANZI: in dialogo con ANNALENA BENINI, scrittrice, giornalista e direttrice del Salone Internazionale del Libro di Torino, presenta il libro “Chiara” (Einaudi), vincitore del Premio Mondello 2026 – Opera italiana. «Chiara è il romanzo più maturo di Lattanzi, il più spaventoso, il romanzo sull’amore esagerato e sulle conseguenze di un’infanzia guasta, eccessiva e mancante. Chiara è il romanzo della crescita e del terrore» dice Benini.
Dopo Cose che non si raccontano, l’autrice pugliese torna a emozionarci e scuoterci con una storia potente, profondamente vera, che racconta di ogni volta che, nel mezzo del buio, qualcuno ha trovato il modo di tenerci vivi. Al centro ci sono Marianna e Chiara, che crescono a pochi passi, nella Bari popolare degli anni Novanta, in due famiglie che sembrano agli antipodi – una ruvida e irrequieta, l’altra ordinata e colta, apparentemente perfetta – ma che si rivelano uguali nel modo in cui tradiscono, soffocano, feriscono. Tra le due ragazze nasce subito un legame assoluto, fatto di intesa e di coraggio, di un bisogno vitale di raccogliersi a vicenda.
In un romanzo dal ritmo incalzante, magnetico, che va avanti e indietro nel tempo in modo sapiente, Lattanzi sa tenere insieme la tenerezza dell’infanzia, l’erotismo come scoperta e il senso di minaccia incombente tra le mura di casa, la paura che qualcosa si spezzi all’improvviso, senza avvisare. Ma proprio dentro la tensione, contro ogni aspettativa, si accende la poesia della vita, e insieme un bene ostinato e splendente, capace di disarmare il cuore di chi legge.
La serata continua con DARIA BIGNARDI che presenta “Nostra solitudine” (Mondadori). E in questo caso sarà Lattanzi a dialogare con lei, sul suo nuovo libro, intimo e personalissimo, pieno di felice tormento, che riesce a fare quel che si auspica faccia la letteratura, dare parole a qualcosa che non riusciamo a vedere ma sentiamo incombere. Senza appesantire il fantasma che evoca, senza togliergli magia.
In “Nostra solitudine” trasforma un’esperienza personale in un viaggio attraverso traumi globali, incontri che ridanno speranza e luoghi che interrogano il nostro tempo, mostrando come la solitudine non sia un rifugio privato ma un territorio condiviso in cui imparare a sentire il mondo
Come si fa oggi a stare nel mondo? In questo mondo. A trovare un modo, un posto adatto a noi che siamo consapevoli di essere privilegiati ma dobbiamo fare i conti anche coi nostri, di traumi, piccoli o grandi, oltre che con quelli giganteschi di chi è sotto le bombe, di chi è oppresso, povero, svantaggiato. Ci si vergogna a dire che ci si sente soli, ma lo siamo sempre di più. Daria Bignardi lo dice con sincerità, ironia, coraggio. Sente che la solitudine può essere una prigione ma anche un posto da cui ascoltare il battito del cuore del mondo. Il mondo la chiama e lei parte. Va in Cisgiordania, a Hebron, a parlare coi prigionieri palestinesi rilasciati nell’ultimo scambio. A At-Tuwani, il villaggio di No Other Land, conosce i volontari internazionali che ogni giorno accompagnano a scuola i bambini perché i coloni non gli sparino addosso. È a Gerusalemme, nella Chiesa del Santo Sepolcro, il giorno in cui muore Papa Francesco. Va in Vietnam, l’unico paese che ha sconfitto gli Stati Uniti, dove scopre quanto è inquinato il Mekong. Assiste all’operazione al cuore di un neonato in Uganda. Morde la solitudine con passione. Capirà cosa cerca nello sguardo di un gorilla che incontra in Uganda e di tutti gli animali che incrocia sulla sua strada: i cani Giulio, Fix, Brillo, i gatti, le galline, un pappagallo.
Doppio appuntamento anche martedì 7 luglio 2026 in Piazza del Popolo a SPECCHIA. Alleore 20:30 CATHY LA TORRE presenta “Tutte le volte che le donne” (Rizzoli). Questo libro parla di donne che hanno cambiato il mondo. Sapete chi ha inventato il Monopoly? Una donna. Il tergicristallo? Una donna. La lavastoviglie? Il Bacio Perugina? I segnali di stop? Donne. Donne. Donne. Eppure i loro nomi non compaiono nei libri di scuola. In alcuni casi le loro scoperte sono state rubate dai colleghi. In altri sono state derise, ostacolate, impedite persino di brevettare. In altri ancora, cancellate del tutto. In inglese è bropriating, una tradizione così consolidata che abbiamo dovuto inventare una parola apposta per definire quando un uomo si prende il merito del lavoro di una donna. “Tutte le volte che le donne” è un viaggio lungo secoli che parte da una scoperta shock: le seghe non le hanno inventate gli uomini. E nemmeno la lavastoviglie o il sacchetto di carta. Oggetti di uso quotidiano di cui non sappiamo nulla. Men che meno della loro geniale autrice. Il mondo della fisica, della chimica, della medicina e dell’astronomia è sempre stato affollato da scienziate ma non ce lo hanno mai detto. Di cosa sono fatte le stelle? E la materia oscura? Chiedetelo a Cecilia Payne-Gaposchkin o Vera Rubin. Le donne hanno saputo ridisegnare i confini del possibile. Come Franca Viola, che con il suo no al matrimonio riparatore ha cambiato per sempre il diritto italiano, o Tarana Burke, che con due parole – me too – ha dato voce a tutte le donne violentate e umiliate. Ma in questo libro Cathy La Torre, avvocata e attivista, non racconta solo donne straordinarie. Racconta il mondo che le ha rese invisibili. Un mondo in cui ancora oggi una donna guadagna meno di un uomo a parità di lavoro e nessuno sembra trovarlo scandaloso. Un mondo in cui dodici milioni di bambine ogni anno vengono costrette a sposarsi anche negli Stati Uniti.
Alle ore 21:30 sarà la volta di CHIARA TAGLIAFERRI con “Arkansas. Storia di mia figlia” (Mondadori).Pur raccontando una vicenda personale e per molti versi eccezionale, queste pagine ci parlano di qualcosa che riguarda tutti noi: è un libro sull’amore che non ha bisogno di legami di sangue, sul nostro essere stati prima di tutto figli e figlie che hanno conosciuto l’incanto e lo spavento dell’infanzia, e sulla forza che può nascere da un’alleanza di corpi pronti a tutto pur di accogliere una nuova vita.
Per molto tempo Chiara si è mossa nel mondo badando solo a se stessa, tenendosi a distanza di sicurezza dall’idea di diventare madre. Eppure, a quarant’anni, complici una diagnosi di menopausa precoce e un amore capace di farle immaginare il futuro, un desiderio feroce si fa strada in lei. Inizia così una dolorosa discesa nel labirinto delle cliniche per la fertilità: esami, terapie sfiancanti e speranze tradite da un corpo che respinge ogni tentativo. Quando le possibilità della medicina in Italia sembrano esaurite, Chiara e suo marito Nicola intraprendono un viaggio lungo la “ferrovia sotterranea” della gestazione per altri. È un percorso raccontato con una franchezza disarmante, spogliato da ogni idealizzazione, un’odissea lunga sette anni piena di incognite e colpi di scena, tra l’individuazione di un’agenzia, la scelta della donatrice, lo spettro della pandemia, la ricerca di una gestante. La meta finale è l’Arkansas, nel Sud degli Stati Uniti: una terra di boschi, fucili e creature mitologiche (sirene sperdute in un Walmart, cerbiatti che indicano la strada, Elvis che esce dai jukebox). Qui Chiara e Nicola incontrano Daisy, la donna luminosa e fiera che renderà possibile la nascita di Lula, la loro bambina. Chiara Tagliaferri usa la letteratura per attraversare il dolore, la rabbia e l’amore che accompagnano questa avventura, fatta di paure che assumono le sembianze delle ombre di Twin Peaks e alleanze che aiutano a ritrovare il sentiero di mattoni gialli del Mago di Oz. Scritto mentre una legge, otto mesi dopo l’arrivo di Lula, rendeva la Gpa “reato universale” nel nostro paese – stabilendo che il desiderio di un figlio può diventare un crimine -, Arkansas è anche un atto di rivendicazione, una storia che estende il significato delle parole maternità e famiglia.
Giovedì 9 luglio nel Chiostro del Convento S. Maria delle Grazie di LEVERANO alle ore 20:00 ci sarà FABIO ZAVATTARO, giornalista e scrittore, già vaticanista del TG1, con il suo “La pace disarmata e disarmante. Papa Leone XIV. La vita e le scelte” (Il Pozzo di Giacobbe). È la sorpresa del Conclave per la successione di Francesco. Primo Papa dell’America del Nord, per quarant’anni missionario e vescovo in Perù. Leone XIV, al secolo Robert – “Bob” – Francis Prevost, è nato il 14 settembre del 1955. I 133 cardinali elettori lo hanno chiamato a guidare la Chiesa in un tempo in cui il mondo è segnato da quella che papa Bergoglio chiamava la terza guerra mondiale a pezzi. I primi gesti, le prime parole per capire come sarà il suo Pontificato a partire dal grande tema della pace; come affronterà questioni del dialogo ecumenico e interreligioso; quali saranno i suoi rapporti con gli Stati Uniti, dove ha già avuto divergenze con il presidente e il vicepresidente, e dove viene considerato il meno americano dei cardinali americani. Quale la sua attenzione per i migranti, il Sud del mondo, la povertà. L’inizio di un viaggio per cercare di conoscere Leone XIV e per scoprire qualche piccola curiosità.
A seguire, alle ore 21:00, MASSIMO GIANNINI con “La sciamana. Meloni, l’ultima trumpista: fenomenologia della destra illiberale” (Rizzoli). Con una scrittura lucida e incalzante, il giornalista, scrittore e conduttore televisivo, ripercorre le tappe del trump-melonismo e di una destra che governa dentro le istituzioni mentre ne erode il senso, che invoca l’ordine coltivando l’eccezione, che parla di libertà restringendo progressivamente lo spazio del dissenso. Una stagione che racconta la fragilità crescente delle democrazie contemporanee, quando il potere personale prende il posto delle regole. E pone una domanda decisiva: cosa resta della democrazia quando chi governa sostiene di essere l’unico a rappresentarla?
La Sciamana è Giorgia Meloni, colei che non rappresenta il popolo: lo evoca. Lo chiama a raccolta contro i nemici, lo trasforma in identità compatta, lo mobilita come fonte diretta di legittimazione. In questo libro Massimo Giannini mette al centro il rapporto politico, simbolico e culturale tra Meloni e Donald Trump, mostrando come non sia una semplice alleanza internazionale, ma il segno di una più profonda crisi della democrazia occidentale. Trump è il modello di potere che ha reso accettabile l’illiberalismo in nome del consenso: il capo come unica voce autentica del popolo, le istituzioni ridotte a ostacoli, i contropoteri delegittimati, la stampa e la magistratura trasformate in nemici. Dall’assalto a Capitol Hill alla guerra permanente contro le regole, il trumpismo ha deformato la democrazia e ha trovato in Giorgia Meloni una versione europea: meno eversiva nei toni, più abile nella forma, ma convergente nella sostanza. L’Italia diventa così un laboratorio politico in cui la “volontà popolare” viene usata per scavalcare le garanzie costituzionali.


