Video live per entrare nel mondo dei Sekvoya: https://shorturl.at/7yacL
“The Magic of Slavic Rituals” è il secondo capitolo della trilogia dei Sekvoya.
La band serba non si limita a fondere psychedelic rock con world music: trasforma le influenze culturali in memoria che torna a vibrare nel presente.
Con “The Magic of Slavic Rituals”, fuori martedì 10 marzo 2026 per l’etichetta discografica Zero Nove Nove, i Sekvoya immergono l’ascoltatore in foreste abitate da streghe e fate slave, tra colline che custodiscono segreti ancestrali e villaggi sospesi nel tempo.
Dopo aver attraversato il sentiero iniziatico di “Gathering of Enchanted Herbs”, i Sekvoya con “The Magic of Slavic Rituals” pubblicano il secondo capitolo della loro trilogia: un’opera che scende ancora più in profondità nel sottobosco del mito, là dove la natura non è soltanto elemento ispiratore, ma diventa rito, movimento, trance collettiva.
Se il primo EP era una raccolta simbolica di erbe officinali e spezie evocative, questo nuovo lavoro è il momento della trasformazione: le piante diventano pozioni, i suoni diventano formule, il groove diventa danza rituale.
Con “The Magic of Slavic Rituals”, i Sekvoya immergono l’ascoltatore in foreste abitate da streghe e fate slave, tra colline che custodiscono segreti ancestrali e villaggi sospesi nel tempo. È un arazzo sonoro che intreccia le melodie balcaniche più arcaiche con una palude psichedelica dai contorni visionari, dove il ritmo è protagonista assoluto.
L’EP enfatizza il movimento: ogni brano è costruito come una spirale ascendente, una danza tribale che fonde groove ipnotici e linee melodiche evocative. Qui la componente rituale è centrale: la musica non si limita a raccontare il folklore, ma lo riattiva in chiave contemporanea.
Quattro tracce che funzionano come quattro tappe di un rito pagano sonoro. Ancora una volta, la visione del chitarrista e produttore Ivan Krstić guida la direzione artistica del lavoro. La sua scrittura fonde influenze apparentemente distanti in un linguaggio coerente e personale.
Per i groove di batteria, l’ispirazione si muove tra l’afro-blues ipnotico dei Tinariwen e di Mdou Moctar, le vibrazioni lisergiche dei Khruangbin, l’eleganza cinematica di Karl Hector & The Malcouns e di Sven Wunder, il tutto innestato su pattern ritmici tradizionali balcanici. Ne emerge una terra di mezzo sonora in cui Oriente e Occidente dialogano in modo organico, naturale.
Sul piano melodico, convivono l’eredità del rock serbo di Vlatko Stefanovski e Radomir Mihajlović Točak, con l’estetica world contemporanea di Derya Yıldırım, Altın Gün, Satellites e Bab L’ Bluz. E, in modo quasi catartico, riaffiora anche l’influenza popolare dei Južni Vetar: melodie ascoltate e inizialmente rifiutate nell’infanzia, poi sedimentate nell’inconscio e oggi rielaborate con eleganza all’interno di una visione world psichedelica.
“The Magic of Slavic Rituals” rappresenta il momento centrale della trilogia: è il passaggio dal contatto con la natura alla sua dimensione spirituale. Se il primo EP evocava la raccolta, questo secondo lavoro celebra l’invocazione. Sekvoya confermano così la loro capacità di costruire un linguaggio che trascende i generi: anatolian rock, psichedelia, world music e tradizione balcanica convivono in un equilibrio raro. Il risultato è un’esperienza immersiva e magnetica, che trasporta l’ascoltatore nel cuore del misticismo slavo attraverso una lente sonora contemporanea. Con questo nuovo capitolo, la band serba non si limita a fondere influenze culturali: le trasforma in memoria che torna a vibrare nel presente.–
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